ÈL’ ART’- ART “

Nell’attualità, si va affermando la corrente artistica cosiddetta “artigiana”, in contrapposizione all’atto in sé, rivelatore di un automatismo inconscio, il quale, il più delle volte, ci pone dinanzi a modelli estetici, la cui ricercatezza formale, contraddicono l’effettiva matrice liberatoria insita nell’atto artistico, quale evocazione delle forme pure e primigenie, le quali dovrebbero porsi a base di più avanzati modelli razionali, espressione sintetico-concettuale della verità, di quella verità di cui ogni uomo è portatore .

Ma la contrapposizione, non è metodologica, ma di merito, poiché la corrente artigiana, al di là delle concettualizzazioni del valore di verità, vuole affondare le proprie radici negli strati più profondi della realtà, e, ripartendo da essa, ritrovare le ragioni di una attualità e di una prospettiva del divenire che nell’attuale non è più possibile definire.

E’ un ritorno all’atto, alla manualità primitiva, a quella umiltà operativa, che è stata la base di una ricerca non solo di un modello estetico universale sia reale che ideale, ma anche e soprattutto la denotazione della bellezza in quanto tale, prescindendo che si trattasse di mera idealizzazione prospettica della realtà, o della realtà stessa, colta negli aspetti topico-temporali più esaltanti e capaci di trascendere il limite dell’umano, per affermarsi come inconfutabile momento di verità:

così che l’oggetto estetico èra importante non già per sé stesso, ma in quanto possibilità espressiva più elevata, al di là del fine a cui l’atto, o il suo prodotto, erano destinati.

Per cui l’appartenenza di Guido Falconi alla corrente artistica artigianale, si precisa come rivalutazione del paziente e continuo lavoro dell’artigiano, del quale ama l’umiltà, ma anche la preziosità operativa;

operatività che nel tempo, tende a divenire anche necessità espressiva di un intimo profondo e, insieme, ricerca di un valore che trascenda l’umana finitezza, conseguendone autenticità esistenziale.

Egli esplicita un proprio spirituale, attraverso l’uso di pelli animali, quasi a ricordarci che questo umile materiale, conserva in sé brani di una irrepetibile esistenza, pur nell’umiltà dei ruoli, condivisa e sentita come forza unitaria dell’Essere.

E quindi la vita in senso biologico che viene messa tra parentesi, per ricondurci al messaggio del Cristo, per il quale tutta la realtà è emanazione divina, la quale, non può non esaltarsi anche attraverso gli umili, conferendo alla Creazione il fine di una corale espressività.

Ed è forse l’inconscio bisogno di mondarsi dal peccato “Fratricida”, che spinge il Falconi ad usare la pelle “dell’ucciso”, e, quale possibilità emendativa, il riprodurvi, palese esternazione, il messaggio della sublimità dell’amore, cogliendovi anche la consapevolezza del perdono e di quella umana pietà che è amore universale di tutto il creato.

Ma il virtuosismo dell’artista è tale, che non si limita al solo messaggio spirituale, ma a plasmare il suo manufatto, sino ad imitare materiali più nobili, da sempre deputati alla rappresentazione della regalità e della potenza, in ciò inspirandosi al mondo degli antichi egizi.

Ma l’accostamento all’uomo-Dio, alla potenza regale, non è casuale, al contrario, è l’umile riconoscimento di un’anima universale del mondo, tanto cara agli egizi, come pure al mondo cristiano.

Da un punto di vista formale, l’opera si qualifica, intervenendovi l’artista con apporto del colore e del segno, deputando a scelta chiaro scurali, cadenze e ritmi verbali, nonché l’introduzione di certezze interpretative proprie, che rendono le opere conseguenza d’un contenuto complessivo intenzionale, che va al di là della mera tecnica costruttivo-operativa.

Ma poi, quale il confine tra l’artigiano e l’artista, tra la manipolazione reale e la creazione fantastica?

Il confine è l’intenzionalità attiva, ovvero il progetto a cui l’atto si ispira, indipendentemente dalla sua realizzazione, sia reale che ideale.

Quindi non v’è ragione di non credere il manufatto del Falconi, arte, verosimilmente affermandosi che esso sia un momento dell’arte, la quale non ha regole preconcette, nei limiti circoscrivibili.

Silvio Coccia