NOTA CRITICA SUI CONTENUTI FILOSOFICI- ESTETICI

Nella visitazione del Maestro Guido Falconi, operante nella nobile città di Theate ci sembra di percepire antiche atmosfere dal sapore magico – religioso che denotano certamente maturità e consapevolezza “iniziatica”.

Nell’osservazione delle opere del maestro, certamente colpisce la maestria della “sapienza” del lavoro artigianale (concetto spesso applicato alle arti minori che spesso non lo sono).

Nell’analisi del materiale ci siamo trovati dinnanzi ad opere del tipo “polimaterismo” (unione di diversi materiali) quali la pelle, cuoio, vetro, lino……. anche se predomina tra loro la “pelle” che il maestro sente come la più congeniale, tanto da riuscirne a plasmare in linee e colori esteticamente validi.

Ad esempio colpisce il “gioco” estetico che il maestro applica nel determinare le “grinze” (pieghe) che alla prima osservazione possono sembrare casuali, ma casuali non sono, poiché le stesse sono volute per determinare piccoli giochi di luci e maggiormente per dare il movimento “arioso” all’insieme dell’opera .

Nella composizione e forma estetica delle opere, non si possono non notare influenze compositive del 1300-1400; vedasi l’opera n°6 che richiama i motivi cari ed attivi della “Porta del Paradiso” sita nel battistero fiorentino.  Perché la pelle?

Anche nell’uso di questo materiale è da vedersi il significato esoterico.

Infatti detto materiale vuole significare la natura, il creato l’involucro materiale dell’essenza spirituale, il “PNEUMA”.

Nella fattispecie il maestro ne simbolizza l’aspetto divino “sahu” il corpo luminoso che si “cala” nel mondo fenomenico per il riscatto dell’uomo.

In tal virtù possiamo certamente affermare che il Falconi, oltre all’antica e certosina “pazienza” (vedi la tipologia del metodo lavorativo ad intarsio), infonde un’alta carica di spiritualità.

Nella produzione dei crocifissi policromi, il maestro ama rappresentare la figura del “crocefisso” non come monumento alla morte ma bensì il monumento alla “vittoria”, vita resurrezione, tanto che ne rappresenta in uno stile che ci richiama alla memoria la “vittoria alata”; infatti la figura del “sacrificato”…… esce con impeto dalla tomba “pietra grezza” per designarne la trasformazione alchemica del “solve et coaucula”, appunto la “rinascita” recuperando il “nuovo Adamo” che certamente riconquisterà la propria divinità.

Il “Cristo” nelle opere del Falconi, non rappresenta il fatto esoterico, (tipico della cultura cristiana), bensì il fatto esoterico, il Cristo solare “helios” il “Dio della luce”, Mithra….

Gli stessi concetti sono da ritrovarsi nelle opere del Falconi aventi tematica Egizia, appunto “cultura solare” .

Vedasi la realizzazione “compositiva” del Tutankhamon (principio solare, maschile) e quella di Nefertiti (principio lunare, femminino); i due regnanti simboleggiano le colonne del tempio salomonico.

Concetto questo ampliato e leggibile nell’opera n°12 “TRINITA’, TRIMURTI…” Nella visitazione di quest’opera abbiamo notato come il maestro abbia maturato il “fatto” (cammino) iniziatico “evolutivo”; ma per tale realizzazione occorre “morire” nella carne “pelle”, per risorgere rigenerato nello spirito; ma solamente “entrando” nella camera del re (sarcofago, piramide) l’adepto ha la possibilità di entrare nella meditata consapevolezza che gli consentirà di percepire la “luce” e realizzarsi nel divino.

Crisi Bruno